686 99. Quando ritornava dalle sue preghiere personali,
durante le quali si trasformava quasi in un altro uomo, cercava
di conformarsi quanto più poteva agli altri, per il
timore che, se appariva col volto raggiante, il venticello
dell'ammirazione non gli togliesse il merito guadagnato. Anzi
spesso ripeteva ai suoi intimi: «Quando il servo di
Dio nella preghiera è visitato dal Signore con qualche
nuova consolazione, deve prima di terminare, alzare gli occhi
al cielo e dire al Signore a mani giunte: - Tu, o Signore,
hai mandato dal cielo questa dolce consolazione a me indegno
peccatore: io te la restituisco, affinché tu me la
metta in serbo, perché io sono un ladro del tuo tesoro
- ». E ancora: «Signore, toglimi il tuo bene in
questo mondo, e conservamelo per il futuro».
E continuava: «Così deve comportarsi, in modo
che, quando esce dalla preghiera, si mostri agli altri così
poverello e peccatore, come se non avesse conseguito nessuna
nuova grazia». E spiegava: «Per una mercede di
poco valore capita di perdere un bene inestimabile e di provocare
facilmente il nostro benefattore a non ridarlo più».
Infine, era suo costume alzarsi a pregare così di nascosto
e silenziosamente, che nessuno dei compagni poteva accorgersi
che si alzava o pregava. Quando invece alla sera si metteva
a letto, faceva rumore e quasi strepito, per far sentire a
tutti che andava a coricarsi.